1. Pedro Sanchez, le camice bianche e i tortellini

    Pedro super star oggi a Bologna. Il popolo delle democratiche in visibilio a tal punto che il Presidente del PD Matteo Orfini ha dovuto richiamarle all’ordine (“Donne democratiche, mo’ ve lo buco ‘sto pedro sanchez”).
    Interessante e arguto dibbbbatttito sull’uso maschile della camicia bianca (in effetti alquanto inusuale e stravagante). Taluni lo classificano addirittura come “divisa”, segno evidente di un cupo conformismo di natura europea (dalla ridente Spagna, alla rigorosa Germania). Infine. I tortellini vanno mangiati rigorosamente in brodo. Così è scritto nel famoso “Patto del Nazareno”. Chi trasgredisce e li mangia con il ragù (io) è un turista giapponese.

  2. L’angolo della zia Tere

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    Una ventina di giorni fa, quando si è iniziato a parlare della giornata dedicata alla comunicazione - che si terrà domani 4 settembre nell’ambito della Festa Nazionale de L’Unità a Bologna - ho scritto agli amici della PD Community “vengo solo se mi fate fare ‘L’angolo della zia Tere’”.

    Un po’ scherzavo, un po’ no.
    Sono abbastanza convinta che il ruolo delle persone Over50 come me (e anche oltre, volendo) a questo punto del nostro cammino (mi riferisco in particolare al PD ma non solo, è una riflessione che potrebbe riguardare tutti gli ambiti) debba essere di supporto, consiglio, sostegno, mettendo a disposizione tutto l’expertise che abbiamo accumulato negli anni. Un bagaglio che non riguarda solo la politica, almeno per me (la faccio da troppo poco tempo, “solo” dalla nascita del PD nel 2007). Riguarda tutto quanto si è imparato nella propria professione e, più in generale, nella propria vita. Insomma, non si hanno 50 e più per niente.
    Il ruolo della leadership non tocca più a noi, come ho già avuto occasione di scrivere. L’energia, la forza, la determinazione “giuste”, appartengono alle generazioni dopo la nostra.
    Ed è giusto che abbiano loro, adesso, l’occasione di provare a cambiare questo nostro paese (noi di cose ne abbiamo fatte, tante anche molto positive, sicuramente non tutte).
    Questo non vuol dire che allora noi ci tiriamo fuori. Anzi. Dobbiamo continuare a esserci, a dire la nostra e a “contare” ma nel giusto modo e con il giusto ruolo. Non è facile riuscire a farlo ma è un passaggio che vale la pena provare fare. 


    Per questo domani sarò a Bologna con “L’angolo della zia Tere”. A disposizione per chiacchierare, discutere, consigliare nell’ambito che meglio conosco (anche perché è il mio specifico professionale) quello della comunicazione politica.
    È un esperimento, dunque come tale non sappiamo come andrà.
    L’auspicio è che possa essere l’inizio di un percorso, intorno al quale mi piacerebbe si aggiungessero tanti e tante mie coetanei/e. Disponibili ad abbandonare un po’ di supponenza che continua ad attraversare la mia generazione (non è facile ma vale il tentativo).
    A domani.

    PS Il nome e l’immagine de “L’angolo della zia Tere” sono volutamente scherzosi e autoironici, casomai non si capisse.

  3. Alla cortese attenzione di Lucia Annunziata

    Avrei voluto scrivere una risposta articolata all’articolo di Lucia Annunziata, apparso oggi su Huffington Post. Ma non ne ho né il tempo e direi neanche la voglia. A lei, che ha 7 (sette) anni più di me (ho controllato) vorrei solo dire perché, invece che intingere la penna - o le dita che digitano su una tastiera - nel veleno, non si rimbocca le maniche e vede di dare una mano. Rimbrottare il PdC, criticarlo anche aspramente ci sta. Ma non si può sempre ergersi a giudici e basta. Se si ha davvero a cuore l’interesse e il destino di questo nostro Paese, alla sua veneranda età, con un bagaglio di esperienza e competenza corposo, si trova il modo migliore per fare qualcosa di utile. Altrimenti è lecito pensare che abbia solo la necessità di “esibirsi”. Ancora.
    Buonanotte da Milano.

  4. Diario minimo de “La villeggiatura” (del/con il Babbo)

    Quest’anno ho trascorso due settimane di vacanza con il mio Babbo di 99 anni.
    Questo è il diario che ho tenuto attraverso post giornalieri su Facebook.

    Premessa.
    Oggi porterò il Babbo nella sua residenza estiva (siamo in grave ritardo rispetto agli anni scorsi ma così va quest’anno). Formazione prevista: il Babbo, il signor Manuel (che lo accudisce con cura e attenzione rari) e io. In loco ci attende la mia augusta sorella maggiore (che però non vuole apparire su fb, quindi fate finta che non abbia scritto nulla di lei). Ci raggiungeranno poi marito (mio) e i figli che andranno e verranno, come si addice ai giovani. 
    Il bagaglio comprende oltre ai vestiti ecc… L’apposita borsa riservata ai libri, rigorosamente di carta, così si crea l’occasione di staccare per un po’ da queste diavolerie moderne dei tablet, smartphone e via discorrendo.
    Non so se riesco a classificare questo periodo che mi attende come “vera” vacanza. Ma tant’è, così è la vita. Poi magari ci scappa qualcos’altro, chissà.

    Primo giorno.
    Il trasferimento del Babbo nella residenza estiva è andato via liscio. Lungo tutto il viaggio in autostrada, il Babbo ha allietato il signor Manuel e me commentando il percorso che conosce a mena dito, numero, nome e dislocazione delle gallerie compresi. Ha anche citato episodi storici legati ad alcune località che abbiamo incontrato lungo la strada. 
    E ora, che la villeggiatura cominci.

    Secondo giorno.
    Prima notazione. Il PD - meglio, quelli del PD - non ti lasciano mai sola, sono ovunque. Molto bene. 
    Seconda notazione. Il Babbo si sta ri-ambientando nella sua residenza estiva - la casa che ha voluto e curato amorevolmente per anni - quest’anno sensibilmente rinnovata dalle sue figlie. Alla fine sembra abbia approvato (“e ci mancherebbe” ha sentenziato la figlia minore, io). 
    Terza notazione. In questo posto io ci vengo, con continuità diverse, da quando avevo 6 (sei) mesi. Ci sono legata a filo doppio, ovvio. Però, da quando non c’è più la Mamma, qualcosa si è rotto. Come se fosse finita un’epoca. Come se questo luogo non fosse più lo stesso e avesse perso larga parte del suo senso e del suo valore. Tant’è. Siamo qui e qui si sta. Si villeggia.

    Terzo giorno.
    Prima notazione. Stamane, dopo una rapida rassegna stampa fatta al Babbo, ho provato a spiegargli, a modo mio, il senso degli strumenti digitali (cosa già fatta svariate volte). Credo avrebbe bisogno di una lezione privata di uno bravo vero. Andrea Boscaro, saresti disponibile?
    Seconda notazione. Non sottovalutare il fatto che, comunque, per quanto sia in super forma, il Babbo è entrato nel suo 100esimo (centesimo) anno di vita. Non è concesso trascurare alcun dettaglio. Dopo stasera, lezione imparata. 
    Terza notazione (in memoria di Massimo Catalano, indimenticabile): è meglio incontrare persone gentili e disponibili che persone scortesi e poco collaborative.
    Quarta (e ultima) notazione. Dopo stasera rifletterò ulteriormente sul sistema di assistenza sanitaria e sui suoi costi. Il tema dell’invecchiamento progressivo della popolazione e di quello che comporta (ma soprattutto comporterà) non si può ignorare. 
    Per chiudere. È la notte di San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti, dei desideri che si esprimono. Che meraviglia.

    Quarto giorno.
    Prima notazione. Il Babbo alterna momenti di “nobile noia”, come direbbe lui, a chiacchiere piacevoli con la parte della famiglia presente. Primi timidi tentativi di registrare qualcosa che assomigli, seppur vagamente, alle “memorie del Babbo”. Vediamo se ci si riesce.
    Seconda notazione. Prima di venire a conoscenza della scellerata dichiarazione del Ministro Alfano sui “vu cumprà” (dimostrazione plastica di come l’uso delle parole non possa essere lasciato mai al caso, soprattutto se si ricopre un incarico apicale nel Governo), con mia sorella notavamo un aumento esponenziale, rispetto all’anno scorso, dei venditori ambulanti sulla spiaggia.
    Non mi è chiaro quale sia la strategia del Ministro per garantire la “tutela dei marchi italiani” dalla contraffazione. Mi verrebbe da suggerire di andare alla fonte, piuttosto che prendersela con chi cerca di sbarcare il lunario percorrendo sotto il sole le spiagge italiane. 
    Buona serata a tutti.

    Quinto giorno.
    Prima notazione. Il Babbo sta bene. Sembra niente e invece è un bel po’.
    Seconda notazione. Oggi, su suggerimento della farmacista del luogo, abbiamo preso contatto con un medico in zona. In effetti, avendo con noi un signore di 99 (novantanove) anni, ci sta. È arrivato un dottore abbastanza burbero di primo acchito che, dopo mezz’ora di visita e chiacchiere, era già un po’ nostro migliore amico. Il dottore era abbastanza scettico e disilluso sulle nuove generazioni (“non hanno valori, non credono a niente”). Accompagnandolo all’uscita, mi sono permessa di contestare la sua visione. “E dove li vede questi giovani positivi, signora?” Io: “bè, vede io sono del Partito Democratico e lì ci sono un sacco di ragazzi pieni di entusiasmo, idee e voglia di cambiamento (pensando in particolare agli amici di FutureDem)”. Il dottore mi dice che per quanto ne sa lui ci sono un sacco di persone che sono passate da un apparato all’altro (vero), che ora sono saltati sul carro di Renzi senza crederci davvero (vero anche questo). Ma alla fine se ne va un pochino (poco poco, eh) più convinto che i giovani d’oggi non sono proprio da buttare. (La mia famiglia: “Tere ma tu riesci sempre a parlare del PD!” Vero, è più forte di me).

    Sesto giorno.
    Oggi, sulla località della villeggiatura, ha imperversato il maltempo. Ci siamo comunque organizzati e il Babbo, desideroso di muoversi (con il suo passo e i suoi tempi) si è mosso. Veniamo in questo posto da quando io ho sei mesi (quindi dal giurassico, come direbbe mia figlia). Da allora, siamo sempre andati allo stesso stabilimento balneare. Nel corso degli anni, abbiamo lentamente scalato la classifica della posizione dell’ombrellone (più vicino al mare e meglio è), fino ad arrivare, qualche anno fa, a conquistare la posizione agognata da tutti i villeggianti, la prima tenda, quella più vicino al mare (la posizione si conquista, ahimè, perché altri defungono o comunque spariscono). Abbiamo goduto del privilegio di questa mitica “prima tenda” per alcuni anni. Il privilegio è riservato a chi, come ha fatto il Babbo per anni, prenota (e paga) la tenda per tutta la stagione. Da quando la Mamma è mancata, nessuno è più venuto qui per tutta la stagione. Per un paio d’anni la mitica tenda ci è stata “concessa” (con qualche ruvidezza e un po’ di inutile maleducazione nei confronti del Babbo, cliente storico e quasi centenario che un minimo di buon senso avrebbe suggerito di tenere da conto) comunque per il solo mese di agosto. Da quest’anno, i padroni dello stabilimento balneare hanno detto chiaramente a mia sorella e a me che non erano più disponibili a concederci questo speciale privilegio.
    In perfetta armonia, mia sorella e io, abbiamo dunque deciso di dare un secco taglio al passato e cambiare stabilimento. Dopo una rapida indagine, abbiamo individuato un nuovo stabilimento, un po’ fané e fuori dal tempo ma proprio per questo per noi alquanto suggestivo. Molto più spazioso e tranquillo. Senza legami inutili con il passato. Carino. E fa per noi. 
    Oggi ho portato, con un pizzico di timore, il Babbo a farne la conoscenza. Ci siamo seduti su una panchina e gli ho chiesto: “Allora, cosa ne pensi?”. Il Babbo: “Mi si è aperto un mondo, è molto bello”. 
    Insomma, anche il Babbo, alla sua veneranda età, accetta e apprezza il cambiamento. Non è poco. Anzi. È così che dovrebbe andare, alla fine.

    Settimo giorno.
    Forte vento, spiaggia quasi inagibile. Tant’è, l’estate quest’anno va così. Va bene lo stesso.
    Oggi è arrivato il Nipote numero 1 (il più grande), accompagnato dalla fidanzata anglo-americana. Il Babbo è stato - ed è tuttora - un Nonno speciale, dunque tutti e tre i nipoti gli sono molto legati. 
    Il Babbo è felice di avere Nipote 1 con lui e attende con ansia l’arrivo degli altri due.
    La mia famiglia ha un forte legame con gli inglesi e con l’inglese, intesa come la lingua. Mia Nonna, la Mamma della Mamma, era inglese. Una cosa un po’ stravagante all’epoca in cui ero bambina, primi anni ‘60, soprattutto a Genova, ambiente molto convenzionale (a me comunque piaceva essere un “po’ inglese”, mi è sempre sembrato un segno distintivo piacevole). I miei nipoti sono nati, cresciuti e vissuti sempre a Londra e, per varie circostanze della vita, tutta la mia famiglia, compresi i suoceri e cognati, parlano (o parlavano) tutti bene (o molto bene) l’inglese (la Mamma era addirittura perfettamente bilingue). 
    Tutti tranne il Babbo e me. 
    Il Babbo parla il francese, conosce suo malgrado il tedesco e cita a memoria latino e greco come se nulla fosse. Ma con l’inglese è come se avesse una sorta di barriera invisibile. Niente da fare. Corsi su corsi, numerosissime visite a Londra che conosce a menadito ma l’inglese non gli è mai entrato in testa (neanche a me a essere sincera, come se fosse una musica di sottofondo che ho sempre sentito ma che faccio fatica a comprendere. Quando lo parlo esibisco un buon accento ma faccio fatica, non ce n’è).
    Dunque tutte le conversazioni tra il Babbo e gli inglesi necessitano di un interprete. Gli altri membri della famiglia si prestano volenterosi (Io chiacchiero in un mio personale grammelot, abbastanza comprensibile alla fine).
    Stasera, nella conversazione con la fidanzata anglo-americana di Nipote 1 (ragazza deliziosa che sta facendo una brillante carriera come esperta finanziaria di una grande azienda internazionale) siamo finiti a parlare della Ministra ME Boschi… Le spiegavo, nel mio grammelot, che in Italia, una ragazza carina deve faticare parecchio per farsi accettare come persona competente e capace. 
    Bene. Lei sa poco della politica italiana. Però mi ha chiesto: “ma quella che è stata fotografata con il tanga fuori dai pantaloni?”. Io: “Ma no, quella era una foto manipolata con il Photoshop”. Lei era senza parole, mi ha chiesto come mai la Ministra non aveva intentato una causa legale contro chi aveva fatto una cosa simile.
    Non ho saputo darle una risposta sensata.
    Buona serata dall’Italia.

    Ottavo giorno.
    Anche oggi tempo tormentato qui nella località della villeggiatura. Ciò nonostante il Babbo ha macinato metri camminando. Ogni suo passo corrisponde a cinque o sei dei nostri. Va bene così. Lo si accompagna volentieri.
    Oggi, mia sorella e io, abbiamo deciso di ridare vita alla bicicletta della Mamma. Negli scorsi mesi invernali qui, nella località della villeggiatura, c’è stata un’alluvione con conseguenti danni alla nostra abitazione (da qui la decisione, parecchio sofferta, perché impegnativa, di ridare vita alla casa del Babbo e nostra). Tra i tanti danni subiti, anche il deperimento delle nostre biciclette, tra cui quella che era della Mamma. Una bicicletta storica. La Mamma la usava dal 1938 (millenovecentotrentotto). Ci era affezionatissima. Ha scritto anche un racconto sulla sua bicicletta, di cui conserviamo amorevolmente copia. Bene, oggi abbiamo deciso che anziché buttarla (come forse il buonsenso avrebbe suggerito), valeva la pena investirci un po’ di euri (non troppi per fortuna) e rimetterla in pista. Suppongo che da lassù la Mamma ne sarà felice. E noi con lei.
    Buona serata e buon ferragosto da qui, dalla “famiglia”.

    Nono giorno.
    Stasera è tardi e va così. Mi perdonerete se il racconto è solo un’immagine (ndr. L’immagine ritrae la scrivente - sorridente - davanti alla targa della sede del PD di Pietrasanta).
    Grazie all’amico di sempre Francesco Allegri che l’ha fatta.
    Serena notte a tutti.

    Decimo giorno.
    Avete presente il film “Quasi amici”? Quello in cui si crea una relazione speciale tra il ricco signore costretto in sedia a rotelle e il suo assistente/badante? 
    Bene. Ieri pomeriggio il Babbo, accompagnato dal fido signor Manuel, è sparito per un paio d’ore. Di solito escono insieme per fare due passi, al massimo intorno alla casa, date le ridotte capacità motorie del Babbo. Non ci siamo preoccupati ma ci siamo chiesti dove fossero finiti. A un certo punto li vediamo spuntare dal fondo della via, il Babbo seduto sulla sua sedia a rotelle (a cui si è “arreso” da poco), spinto dal signor Manuel. Avevano entrambi un’aria felice, un po’ complice (della serie “ve l’abbiamo fatta, signorine”). Il Babbo ci ha raccontato tutto orgoglioso di essere andato in paese, di aver raggiunto il pontile e di averlo percorso fino in fondo, a bordo del suo mezzo di trasporto. C’è un bel rapporto tra il Babbo e il signor Manuel, fortunatamente. Entrambi sono stati capaci di fare della loro personale “sfortuna” (il Babbo di essere costretto ad avere una persona che si prende cura di lui, il signor Manuel di trovarsi a fare questo mestiere avendo avuto ben altre aspettative per la sua vita) una piccola ricchezza. In questo anno e mezzo di convivenza hanno costruito un loro modo di stare insieme praticamente quasi sempre, che sembra abbastanza piacevole. Non è poco.
    Buon tramonto, il cielo oggi è azzurro e luminoso qui nella località della villeggiatura.

    Undicesimo giorno.
    Dopo Nipote 1 (la numerazione corrisponde all’ordine di arrivo, non è una classifica) anche Nipote 2 e Nipote 3 hanno raggiunto la località della villeggiatura. La famiglia del Babbo è così al completo. E’ la 100esima (centesima) estate del Babbo. Che impressione.

    Dodicesimo giorno.
    Cielo complicato oggi nella località della villeggiatura. Nuvoloni, cielo a pecorelle, grigi e azzurri. Tutti mischiati. Alla fine anche il sole. Non male.
    Il Babbo è di nuovo “scappato” in compagnia del signor Manuel, sono andati a farsi i loro giri. Tornano sempre felici. Nipote 1, 2 e 3 intrattengono ciascuno a proprio modo il Nonno (ovvero il Babbo). Noi, quelli che stanno in mezzo alle due generazioni, ci ricaviamo spazi di piccola autonomia. Io qui ho la fortuna di avere gli amici di una vita, incontrati quando avevo circa 11 (undici) anni. Siamo cresciuti, cambiati, ci siamo persi di vista per un po’ e poi ritrovati. Ancora adesso ci frequentiamo con grande piacere e un affetto profondissimo. Una fortuna speciale. 
    (La bicicletta della Mamma parzialmente risanata - quella del 1938 (millenovecentotrentotto) - è stata presa in uso da Nipote 3. Immagino che la Mamma da lassù ne sarà felice). Stasera il vento muove piacevolmente le foglie intorno alla casa nella località della villeggiatura. Serena notte.

    Tredicesimo giorno.
    Oggi, la “sacra famiglia riunita” ha portato il Babbo a bere un aperitivo nella piazza (bellissima) della località “madre” della località della villeggiatura. Allegria e buonumore. Nipote 1 e 2, poi pure noi sorelle, abbiamo spinto il Babbo sulla sua “carrozza” nella via principale della località madre. Il Babbo era contento. Ho acquistato al volo un po’ di “Cecina”, appena sfornata. Il Babbo giorni fa aveva espresso il desiderio di mangiarla. Squisita. Il Babbo ha apprezzato e gustato con piacere.
    Abbiamo scoperto che, quando il Babbo era adolescente (parliamo degli anni ‘30), l’omosessualità era definita “il male inglese”. A voi le interpretazioni. 
    Infine, davanti a un fritto misto take away niente male, abbiamo chiacchierato della teoria dei 6 (sei) gradi di separazione (ho un po’ una fissa io, lo ammetto, troppo bella). Ciascuno di noi della generazione di mezzo (mia sorella, mio marito e io) abbiamo “esibito” i propri contatti più prestigiosi. Il mio marito è stato presentato a Bill Clinton, mia sorella (che vive a Londra) alla moglie di David Cameron e a Prince Charles. Io conosco personalmente Il Presidente del Consiglio italiano.  
    Viva l’Italia. Serena notte a tutti.

    Quattordicesimo giorno.
    Giornata tranquilla oggi nella località della villeggiatura. Ieri ho chiacchierato a proposito della teoria dei 6 (sei) gradi di separazione e dei contatti che la generazione di mezzo qui presente (ad esempio io) ha avuto e ha con “i famosi” (io rivendico con orgoglio la mia conoscenza personale con il PdC). 
    Ovviamente, il Babbo batte tutti. 
    Nel 1938 (millenovecentotrentotto) il Babbo era a Lucca a fare la scuola ufficiali. Improvvisamente vengono chiamati a fare il servizio d’ordine per la visita di Hitler e Mussolini a Firenze. Il Babbo racconta molto bene questo episodio (vale la pena ascoltarlo), lui schierato che si vede passare davanti i due e pensa in una frazione di secondo “adesso gli sparo”. La mia amica Laura, professoressa di qualità a Pistoia, l’altro giorno quando ha incontrato il Babbo, ci ha tenuto a dirgli che lei racconta ai suoi studenti: “sapete che io conosco un signore (il Babbo) che ha guardato negli occhi Hitler?”. Dice che gli studenti rimangono molto colpiti e ascoltano con grande attenzione.
    Il Babbo è letteralmente un testimone della storia. 
    (Intanto, Nipote 1, 2 e 3 fanno video a modo loro. Io mi sono inserita e mi hanno fatto saltare. Bello )

    Quindicesimo (e ultimo) giorno.
    Stasera abbiamo accompagnato Nipote 1 all’aeroporto. Domattina presto accompagnerò Nipote 2 alla stazione. E domani ce ne andremo anche noi (marito, figlia - anche detta Nipote 3 - e io).
    Abbiamo dedicato larga parte delle nostre vacanze al Babbo/Nonno/Suocero. Un motivo ci sarà. L’amore innanzitutto. Che ci porta a fare, ognuno per i propri legami e percorsi, certe scelte anziché altre. Così funziona, almeno qui da queste parti. Poi, com’è giusto che sia, ciascuno ha la sua vita, le sue preoccupazioni, gioie, aspirazioni, desideri, doveri. Va bene così. Personalmente ho la soddisfazione di aver contribuito a regalare al mio Babbo serenità e magari un po’ di felicità alla sua 100esima (centesima) estate. Non è poco. Alla fine, forse, le cose che potrei ricordarmi, casomai i geni del Babbo fossero anche i miei, sono anche queste.

  5. Letture per l’estate

    Ieri sera ho chiesto agli amici di fb un consiglio per un romanzo - di quelli che non si riescono a mollare - da portare in vacanza.
    Ecco qui quello che è uscito (ordine cronologico dei suggerimenti che sono arrivati, non è una classifica). “Tanta roba” (e comunque continua, sempre ben accetti altri consigli).

    Stoner, John Williams
    Qualcuno ci giudicherà, G. Civati
    A un cerbiatto somiglia il mio amore, D. Grossman
    L’ombra del vento, Zafron
    Tre millimetri al giorno, Richard Matheson
    I fratelli Ashkenazi, Israel J. Singer
    999 l’ultimo custode
    Vita e destino di Grossman
    Limonov di Carrère
    Tutti i romanzi di Irene Nemirosky
    Il museo dell’innocenza di Pamuk
    I lanciafiamme di Rachel Kushner
    Il cardellino di Donna Tartt
    Open, Agassi
    La famiglia Karnovskj di Singer
    La Famiglia Winshaw, Jonathan Coe
    La verità sul caso Harry Quebert
    Il desiderio di essere come tutti, Francesco Piccolo
    Le particelle elementari, di Houellebecq
    Shantaram di D Gregory Roberts
    Atonement di McEwan
    Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
    Il dolore perfetto di Riccarelli,
    Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan S. Foer
    La ragazza dai capelli strani, David Foster Wallace
    Il matrimonio e ”La fragile bellezza del giorno” di Giorgio Montefoschi
    “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan S. Foer
    il Petalo cremisi e il bianco, Michel Faber
    Chiedi perdono, Mac Donald
    1984, Orwell
    L’ultimo Catone di Matilde Asensi
    Il secondo miglior momento
    La 13ma storia
    Il diario perduto di Jane Austen
    Q di Wu Ming
    Libertà di Franzen
    Alexander Stille
    Le correzioni, Franzen
    54 dei Wu Ming
    Triologia di K. Agota Kristof
    Il tempo è un bastardo, Jennifer Egan
    Trilogia di New York, Leviatano, Invisibile, di Paul Auster
    Lei così amata” della Mazzucco
    Ogni libro di Elena Ferrante
    L’ultimo di Murakami
    Q Luther Blisset
    Ravelstein, di Saul Bellow
    Il figlio, Philipp Meyer
    Grandi Speranze di Dickens
    Il diavolo innamorato di Cazotte
    Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar
    Pastorale americana, Philip Roth
    Jules e Jim” di Rochè e il loro amato libro “Affinità elettive” di Goethe
    Memorie di una geisha di Golden
    L’armata dei sonnambuli - Wu ming
    Ognuno muore solo - Hans Fallada
    Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi” Maurizio De Giovanni
    Il testamento Donadieu di George Simenon
    La trilogia di Amado
    Life after Life, Kate Atkinson
    I bastardi di pizzofalcone di Maurizio De Giovanni
    Siddharta
    Eureka Street di mcLiam Wilson
    Ines e l’allegria
    La bambina che non esisteva di Siba Shakib
    Il figlio dello straniero, J.Carol Oates
    Alice Munro, qualsiasi titolo
    Cuore di ghiaccio - Almudena Grandes
    Underworld di Delillo
    Trilogia della frontiera di Cormac McCarty
    Canale Mussolini
    Timeline di Michael Crichton
    Il tiranno dei mondi di Asimov
    La donna della domenica e A che punto è la notte, Fruttero e Lucentini
    I pilastri della Terra di Ken Follett
    Le Benevole
    La ragazza che giocava con il fuoco
    I gialli di Alicia Gimenez Barlett
    Philomena
    Il museo dell’innocenza - Orahn Pamuk
    1Q84 Murakami Haruki
    L’incolore Tazaki Tsuruku e i suoi anni di pellegrinaggio
    Maledetta primavera
    I due di Guenassia
    L’amante senza fissa dimora di Fruttero -. Lucentini
    Invito all’Harlem Shake, di Renzo Gorini
    Gli scomparsi” di Daniel Mendelsohn
    Tutti i gialli di Jo Nesbo
    Lettera al mio giudice di Simenon
    Viaggio al termine della notte, Celine
    La promessa, Durrenmatt
    Un qualsiasi libro a scelta di Khaled Hosseini
    Vita e Destino di Vasilij Grosman

    I miei suggerimenti
    Neuland e La simmetria dei desideri, Eskhol Nevo
    Il bar delle grandi speranze e Pieno giorno di J. R. Moehringer
    Tutto quanto ha scritto William Boyd

  6. Una faccia intravista su un treno

    Salgo sul treno. Uno sguardo distratto agli altri passeggeri. Mi siedo e inizio a leggere. Ma come un retro pensiero mi riappare, confusa, la faccia dell’uomo che è seduto dietro di me. A un certo punto si alza per andare in bagno. Quando torna indietro lo osservo meglio. Un incrocio tra Michael Stipe e Paolo. Paolo che non c’è più da quasi otto anni. Smetto di leggere e ripenso a Paolo. A me e Paolo. Al perché mi era piaciuto. Alle tante cose che mi ha lasciato. A quel legame profondo che ha continuato a esserci tra noi finché Paolo c’è stato, anche quando le nostre vite amorose si sono separate. Quel sentimento profondo, capace di trasformarsi da “amore” in “amore” e accompagnarti per sempre. E fartelo rivedere in una faccia intravista su un treno.

  7. L’8 marzo per me

    Dai tempi del liceo l’8 marzo è prima di tutto il compleanno della mia amica Maria. Il suo percorso di vita e professionale ben rappresenta il passaggio faticoso e per nulla scontato che in tante siamo riuscite a fare, rispetto alla generazione delle nostre madri.

    L’8 marzo per me è la mia Mamma - bella, colta, intelligente, bilingue, una delle prime donne laureate in giurisprudenza a Genova - “costretta” dalla vita a fare prevalentemente la Mamma e la moglie. Ho un rimpianto forte, averla vista negli ultimi anni della sua vita chiudersi in un sordo rancore verso “il mondo” che non le aveva concesso di esprimere al meglio tutti i suoi talenti. Rimpianto di non essere riuscita a farle sentire quanto il “successo” professionale e di vita di noi figlie, fosse anche tanto merito suo, di tutto l’amore e di tutta l’attenzione che ci ha dato, rinunciando a una parte di sé.

    L’8 marzo per me è mia figlia, ormai diventata una donna adulta. L’auspicio è di essere riuscita a trasmetterle quella sicurezza in sé stessa, nelle sue capacità, che ogni madre dovrebbe trasferire alle proprie figlie.
    Spero che possa trovare un compagno di vita speciale come il suo Papà. Glielo auguro con tutto il cuore.

    L’8 marzo per me sono io. Con tutte le ansie, le paure, le insicurezze che ancora, nonostante la veneranda età, mi porto dietro. Insieme alla curiosità, alla voglia di non dare mai nulla per scontato e acquisito, alla caparbietà di volere sempre cercare il nuovo, l’insolito, “l’altro da te”. Vivere così è probabilmente più faticoso ma molto più interessante.

    L’8 marzo per me, infine, sono tutte le giovani donne che ho incontrato in questi anni dentro e intorno al PD. Alcune sono state una profonda delusione, altre, la maggioranza, sono una continua bellissima scoperta, fonte di spunti di riflessione mai banali.
    Il futuro è loro e dei giovani uomini loro coetanei. Ascoltiamole, aiutiamole a fare un passo avanti in più di quello che abbiamo fatto noi. Come vogliono loro, facendo un passo indietro con tutte le nostre certezze e incrostazioni. Credo ne valga la pena.

    Buon 8 marzo ragazze.

  8. Riscrivere il finale de “Il Caimano”. Adesso si può.

    Questa immagine mi veniva in mente ieri, nel pomeriggio piovoso milanese, concentrata come tanti a seguire il divenire dell’incontro di Matteo Renzi con Silvio Berlusconi.
    La scena finale de “Il Caimano”, pensato, scritto, realizzato da uno della mia generazione (anagrafica ma soprattutto politica), quelli nati negli anni ‘50, otto anni fa.
    Un finale senza speranze, un Paese distrutto.
    E noi lì a guardare, incartati nella nostra rabbia, nella nostra frustrazione, nella nostra incapacità di modificare davvero qualcosa.

    Ecco, oggi, ho pensato che forse adesso si può concretamente immaginare che sia possibile dare un altro finale al film. Perché adesso abbiamo un regista, degli sceneggiatori, una nuova generazione politica, che vuole provare a raccontare un’altra storia. Meglio, non solo a raccontarla, ad agirla.

    Guardate l’immagine di Silvio Berlusconi che sale le scale del Nazareno, della sede nazionale del Partito Democratico. Sembra quasi spaurito, una maschera tragica, deformata dal trucco e dalla chirurgia.
    Nulla a che vedere con il Caimano che si allontana dal tribunale con le fiamme sullo sfondo.

    In queste ore si sono sprecate valanghe di parole sdegnate: “l’accordo con il condannato, nella nostra sede poi, inimmaginabile”.
    Dimenticano, coloro che s’indignano che, come ben scrive oggi Michele Serra nella sua Amaca quotidiana, “la cosa davvero anomala, davvero strampalata, non è discutere le regole con il “nemico”, è governare insieme a lui.”

    Abbiamo sempre sostenuto che Berlusconi andava sconfitto politicamente. Finora non ci siamo riusciti, anzi.
    Matteo Renzi ha avuto un mandato preciso dal voto delle primarie. Vogliamo consentire a lui e a tutti quelli che con lui si stanno spendendo, almeno di provarci?
    Scrivere un altro finale.
    Non sulle macerie di un Paese ma sull’inizio della sua ricostruzione.
    L’immagine de il Caimano in dissolvenza. Lentamente, alla fine, sparisce.
    Titoli di coda.

    Buon lavoro e in bocca al lupo.

  9. Il peso del mondo è amore (il mio discorso di fine anno)

    Song
    Allen Ginsberg

    The weight of the world
    is love.
    Under the burden
    of solitude,
    under the burden
    of dissatisfaction

    the weight,
    the weight we carry
    is love.

    Who can deny?
    In dreams
    it touches
    the body,
    in thought
    constructs
    a miracle,
    in imagination
    anguishes
    till born
    in human—
    looks out of the heart
    burning with purity—
    for the burden of life
    is love,

    but we carry the weight
    wearily,
    and so must rest
    in the arms of love
    at last,
    must rest in the arms
    of love.

    No rest
    without love,
    no sleep
    without dreams
    of love—
    be mad or chill
    obsessed with angels
    or machines,
    the final wish
    is love
    —cannot be bitter,
    cannot deny,
    cannot withhold
    if denied:

    the weight is too heavy

    —must give
    for no return
    as thought
    is given
    in solitude
    in all the excellence
    of its excess.

    The warm bodies
    shine together
    in the darkness,
    the hand moves
    to the center
    of the flesh,
    the skin trembles
    in happiness
    and the soul comes
    joyful to the eye—

    yes, yes,
    that’s what
    I wanted,
    I always wanted,
    I always wanted,
    to return
    to the body
    where I was born.

    San Jose, 1954

    Canzone
    (Traduzione di Fernanda Pivano)

    Il peso del mondo
    è amore.
    Sotto il fardello
    della solitudine,
    sotto il fardello
    della insoddisfazione

    il peso,
    il peso che trasportiamo
    è amore.

    Chi può negarlo?
    Nei sogni
    sfiora
    il corpo,
    nel pensiero
    costruisce
    un miracolo,
    nell’immaginazione
    langue
    finché è diventato
    umano -

    si affaccia al cuore
    ardente di purezza –
    perché il fardello della vita
    è amore,

    ma trasportiamo il peso
    stancamente,
    e così dobbiamo riposare
    tra le braccia dell’amore
    finalmente,
    dobbiamo riposare tra le braccia
    dell’amore.

    Non c’è riposo
    senza amore,
    non c’è sonno
    senza sogni
    d’amore –
    pazzi o gelidi,
    ossessionati da angeli
    o da macchine,
    il desiderio estremo
    è amore
    - non può essere amaro,
    non può negare,
    non può contenersi
    se negato:

    il peso è troppo greve

    - deve dare
    senza nulla riavere
    come il pensiero
    è dato
    in solitudine
    in tutta l’eccellenza
    del suo eccesso.

    I tiepidi corpi
    brillano insieme
    nel buio,
    la mano si muove
    verso il centro
    della carne,
    la pelle trema
    di felicità
    e l’anima viene
    gioconda nell’occhio –

    sì, sì,
    è questo che
    volevo,
    ho sempre voluto,
    ho sempre voluto,
    ritornare
    al corpo
    in cui sono nato.

  10. Pensierini sparsi per il Natale

    Primo pensierino.
    L’anno scorso, di questi tempi, si faceva la campagna elettorale più veloce della storia, quella per le Parlamentarie del PD. Strane giornate, intense e anche divertenti. Con il classico senno di poi, ho capito di aver giocato la partita con un tasso troppo alto di ingenuità, sottovalutando le armi (alcune improprie) di altri/e. Ma sono più che adulta e non mi ha obbligato nessuno a partecipare (anzi, ce l’hanno messa tutta per cercar di tenermi fuori). Quindi. Felice dei miei 877 voti, tutti “buoni” come si suol dire. E c’è sempre un’altra occasione, lo abbiamo imparato di recente.

    Secondo pensierino.
    Mai arrendersi, mai darla per persa. Lo abbiamo appena vissuto, sembrava ormai impossibile e invece no, grazie alla caparbietà contagiosa di Matteo Renzi siamo riusciti, finalmente, a cambiare verso al nostro PD. Intendiamoci, siamo solo all’inizio, il lavoro è ancora tutto da fare ma abbiamo dimostrato che credere fortemente in un progetto, buttarci dentro tempo, energie, idee, passione, alla fine funziona. Ringrazio Matteo Renzi che ci permette con il suo entusiasmo e la sua determinazione di guardare al futuro con un po’ di speranza e qualche ottimismo. Non è poco di questi tempi.

    Terzo (e ultimo) pensierino.
    I compagni e le compagne di strada non sempre li scegli. Alcuni te li fai andare bene per forza, altri ti chiedi davvero che ci azzeccano, tanti invece sono quelli/e che danno un senso ancora più forte e preciso al cammino. Belle persone, insomma. Ne ho incontrate parecchie in questo ultimo anno, alcune già note, altre “ritrovate”, altre scoperte lungo la strada. Loro sanno chi sono. Sarà un piacere proseguire insieme, darsi ma forte nei momenti di difficoltà, costruire pezzetto su pezzetto il nostro futuro.

    Buon Natale a tutti.