1. L’8 marzo per me

    Dai tempi del liceo l’8 marzo è prima di tutto il compleanno della mia amica Maria. Il suo percorso di vita e professionale ben rappresenta il passaggio faticoso e per nulla scontato che in tante siamo riuscite a fare, rispetto alla generazione delle nostre madri.

    L’8 marzo per me è la mia Mamma - bella, colta, intelligente, bilingue, una delle prime donne laureate in giurisprudenza a Genova - “costretta” dalla vita a fare prevalentemente la Mamma e la moglie. Ho un rimpianto forte, averla vista negli ultimi anni della sua vita chiudersi in un sordo rancore verso “il mondo” che non le aveva concesso di esprimere al meglio tutti i suoi talenti. Rimpianto di non essere riuscita a farle sentire quanto il “successo” professionale e di vita di noi figlie, fosse anche tanto merito suo, di tutto l’amore e di tutta l’attenzione che ci ha dato, rinunciando a una parte di sé.

    L’8 marzo per me è mia figlia, ormai diventata una donna adulta. L’auspicio è di essere riuscita a trasmetterle quella sicurezza in sé stessa, nelle sue capacità, che ogni madre dovrebbe trasferire alle proprie figlie.
    Spero che possa trovare un compagno di vita speciale come il suo Papà. Glielo auguro con tutto il cuore.

    L’8 marzo per me sono io. Con tutte le ansie, le paure, le insicurezze che ancora, nonostante la veneranda età, mi porto dietro. Insieme alla curiosità, alla voglia di non dare mai nulla per scontato e acquisito, alla caparbietà di volere sempre cercare il nuovo, l’insolito, “l’altro da te”. Vivere così è probabilmente più faticoso ma molto più interessante.

    L’8 marzo per me, infine, sono tutte le giovani donne che ho incontrato in questi anni dentro e intorno al PD. Alcune sono state una profonda delusione, altre, la maggioranza, sono una continua bellissima scoperta, fonte di spunti di riflessione mai banali.
    Il futuro è loro e dei giovani uomini loro coetanei. Ascoltiamole, aiutiamole a fare un passo avanti in più di quello che abbiamo fatto noi. Come vogliono loro, facendo un passo indietro con tutte le nostre certezze e incrostazioni. Credo ne valga la pena.

    Buon 8 marzo ragazze.

  2. Riscrivere il finale de “Il Caimano”. Adesso si può.

    Questa immagine mi veniva in mente ieri, nel pomeriggio piovoso milanese, concentrata come tanti a seguire il divenire dell’incontro di Matteo Renzi con Silvio Berlusconi.
    La scena finale de “Il Caimano”, pensato, scritto, realizzato da uno della mia generazione (anagrafica ma soprattutto politica), quelli nati negli anni ‘50, otto anni fa.
    Un finale senza speranze, un Paese distrutto.
    E noi lì a guardare, incartati nella nostra rabbia, nella nostra frustrazione, nella nostra incapacità di modificare davvero qualcosa.

    Ecco, oggi, ho pensato che forse adesso si può concretamente immaginare che sia possibile dare un altro finale al film. Perché adesso abbiamo un regista, degli sceneggiatori, una nuova generazione politica, che vuole provare a raccontare un’altra storia. Meglio, non solo a raccontarla, ad agirla.

    Guardate l’immagine di Silvio Berlusconi che sale le scale del Nazareno, della sede nazionale del Partito Democratico. Sembra quasi spaurito, una maschera tragica, deformata dal trucco e dalla chirurgia.
    Nulla a che vedere con il Caimano che si allontana dal tribunale con le fiamme sullo sfondo.

    In queste ore si sono sprecate valanghe di parole sdegnate: “l’accordo con il condannato, nella nostra sede poi, inimmaginabile”.
    Dimenticano, coloro che s’indignano che, come ben scrive oggi Michele Serra nella sua Amaca quotidiana, “la cosa davvero anomala, davvero strampalata, non è discutere le regole con il “nemico”, è governare insieme a lui.”

    Abbiamo sempre sostenuto che Berlusconi andava sconfitto politicamente. Finora non ci siamo riusciti, anzi.
    Matteo Renzi ha avuto un mandato preciso dal voto delle primarie. Vogliamo consentire a lui e a tutti quelli che con lui si stanno spendendo, almeno di provarci?
    Scrivere un altro finale.
    Non sulle macerie di un Paese ma sull’inizio della sua ricostruzione.
    L’immagine de il Caimano in dissolvenza. Lentamente, alla fine, sparisce.
    Titoli di coda.

    Buon lavoro e in bocca al lupo.

  3. Il peso del mondo è amore (il mio discorso di fine anno)

    Song
    Allen Ginsberg

    The weight of the world
    is love.
    Under the burden
    of solitude,
    under the burden
    of dissatisfaction

    the weight,
    the weight we carry
    is love.

    Who can deny?
    In dreams
    it touches
    the body,
    in thought
    constructs
    a miracle,
    in imagination
    anguishes
    till born
    in human—
    looks out of the heart
    burning with purity—
    for the burden of life
    is love,

    but we carry the weight
    wearily,
    and so must rest
    in the arms of love
    at last,
    must rest in the arms
    of love.

    No rest
    without love,
    no sleep
    without dreams
    of love—
    be mad or chill
    obsessed with angels
    or machines,
    the final wish
    is love
    —cannot be bitter,
    cannot deny,
    cannot withhold
    if denied:

    the weight is too heavy

    —must give
    for no return
    as thought
    is given
    in solitude
    in all the excellence
    of its excess.

    The warm bodies
    shine together
    in the darkness,
    the hand moves
    to the center
    of the flesh,
    the skin trembles
    in happiness
    and the soul comes
    joyful to the eye—

    yes, yes,
    that’s what
    I wanted,
    I always wanted,
    I always wanted,
    to return
    to the body
    where I was born.

    San Jose, 1954

    Canzone
    (Traduzione di Fernanda Pivano)

    Il peso del mondo
    è amore.
    Sotto il fardello
    della solitudine,
    sotto il fardello
    della insoddisfazione

    il peso,
    il peso che trasportiamo
    è amore.

    Chi può negarlo?
    Nei sogni
    sfiora
    il corpo,
    nel pensiero
    costruisce
    un miracolo,
    nell’immaginazione
    langue
    finché è diventato
    umano -

    si affaccia al cuore
    ardente di purezza –
    perché il fardello della vita
    è amore,

    ma trasportiamo il peso
    stancamente,
    e così dobbiamo riposare
    tra le braccia dell’amore
    finalmente,
    dobbiamo riposare tra le braccia
    dell’amore.

    Non c’è riposo
    senza amore,
    non c’è sonno
    senza sogni
    d’amore –
    pazzi o gelidi,
    ossessionati da angeli
    o da macchine,
    il desiderio estremo
    è amore
    - non può essere amaro,
    non può negare,
    non può contenersi
    se negato:

    il peso è troppo greve

    - deve dare
    senza nulla riavere
    come il pensiero
    è dato
    in solitudine
    in tutta l’eccellenza
    del suo eccesso.

    I tiepidi corpi
    brillano insieme
    nel buio,
    la mano si muove
    verso il centro
    della carne,
    la pelle trema
    di felicità
    e l’anima viene
    gioconda nell’occhio –

    sì, sì,
    è questo che
    volevo,
    ho sempre voluto,
    ho sempre voluto,
    ritornare
    al corpo
    in cui sono nato.

  4. Pensierini sparsi per il Natale

    Primo pensierino.
    L’anno scorso, di questi tempi, si faceva la campagna elettorale più veloce della storia, quella per le Parlamentarie del PD. Strane giornate, intense e anche divertenti. Con il classico senno di poi, ho capito di aver giocato la partita con un tasso troppo alto di ingenuità, sottovalutando le armi (alcune improprie) di altri/e. Ma sono più che adulta e non mi ha obbligato nessuno a partecipare (anzi, ce l’hanno messa tutta per cercar di tenermi fuori). Quindi. Felice dei miei 877 voti, tutti “buoni” come si suol dire. E c’è sempre un’altra occasione, lo abbiamo imparato di recente.

    Secondo pensierino.
    Mai arrendersi, mai darla per persa. Lo abbiamo appena vissuto, sembrava ormai impossibile e invece no, grazie alla caparbietà contagiosa di Matteo Renzi siamo riusciti, finalmente, a cambiare verso al nostro PD. Intendiamoci, siamo solo all’inizio, il lavoro è ancora tutto da fare ma abbiamo dimostrato che credere fortemente in un progetto, buttarci dentro tempo, energie, idee, passione, alla fine funziona. Ringrazio Matteo Renzi che ci permette con il suo entusiasmo e la sua determinazione di guardare al futuro con un po’ di speranza e qualche ottimismo. Non è poco di questi tempi.

    Terzo (e ultimo) pensierino.
    I compagni e le compagne di strada non sempre li scegli. Alcuni te li fai andare bene per forza, altri ti chiedi davvero che ci azzeccano, tanti invece sono quelli/e che danno un senso ancora più forte e preciso al cammino. Belle persone, insomma. Ne ho incontrate parecchie in questo ultimo anno, alcune già note, altre “ritrovate”, altre scoperte lungo la strada. Loro sanno chi sono. Sarà un piacere proseguire insieme, darsi ma forte nei momenti di difficoltà, costruire pezzetto su pezzetto il nostro futuro.

    Buon Natale a tutti.

  5. Osate cambiare, cercate nuove strade

    "Dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E’ proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo ci dovete provare.
    Molti uomini hanno vita di quieta disperazione, non vi rassegnate a questo, ribellatevi. Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno. Osate cambiare, cercate nuove strade.”

    http://www.youtube.com/watch?v=gddhz1X3jXA

  6. Ne valeva la pena

    Ieri ho partecipato alla prima riunione della nuova Assemblea Nazionale eletta con le primarie dell’8 dicembre, quella che ha proclamato segretario del PD Matteo Renzi.
    Per la prima volta da quando è nato il PD nell’ottobre del 2007, ero invitata e non delegata.
    Ho fatto parte dell’Assemblea Costituente da “nativa del PD” e poi dell’Assemblea nazionale per quattro anni.
    Mi è sembrato giusto e doveroso “cambiare verso” io per prima: ho accettato volentieri di stare al terzo posto della lista del mio collegio, per testimoniare il mio appoggio e sostegno al progetto di Matteo Renzi, ben consapevole del fatto che non sarei stata eletta.
    Certo, avrei potuto puntare i piedi e chiedere di essere messa in posizione eleggibile. Magari ci sarei pure riuscita.
    Ma non condivido proprio questa smania di essere ovunque che caratterizza ancora troppe persone nel PD.
    Personalmente non mi ha mai appassionato più di tanto. Dal mio punto di vista vale la pena “esserci” per “fare”. Mettere a frutto le proprie competenze, le esperienze, il network, per il progetto comune. Il resto lo trovo francamente inutile e abbastanza noioso.
    Le liste di questa Assemblea nazionale sono, in parte, la dimostrazione che il pezzo di cammino che si dovrà fare è ancora lungo.
    Cito a titolo di esempio una delle liste della provincia di Milano, dove Laura Schirru, 21 anni, neo segretaria del circolo PD di Parabiago, è stata inserita all’ultimo posto, preceduta dai “soliti noti”.
    Non condivido. Il “cambia verso” avrebbe suggerito di metterla capolista, non ultima.
    Ma, appunto, siamo all’inizio del cammino.

    Però, da ieri, sembra che finalmente la strada imboccata sia quella giusta per provare a portare a compimento il progetto del PD.
    Quel progetto per cui ci si è spesi in tutti questi anni, resistendo con tenacia, un manipolo sempre più sparuto che non ha voluto mollare mai, che non si è arreso all’idea di un partito prosciugato dalle smanie dei piccoli o grandi capi bastone, interessati a mantenere piccole o grandi filiere di potere.
    Ci siamo presi una marea di delusioni e una caterva di insulti. Gli amici e le persone che ci vogliono bene ci guardavano con un misto di incredulità e compassione, noi “resistenti” del PD.
    Abbiamo condiviso piccole e grandi battaglie, sempre in minoranza.
    Poi è arrivato Matteo Renzi. Che, senza tanti complimenti, ha provato a dare una bella spallata.
    Lo ammetto, all’inizio mi sono un po’ spaventata, ero perplessa.
    Ma come, dopo tutte le nostre fatiche per cercare di cambiarlo questo nostro PD, irrompe Renzi e vuole pure riuscire dove noi, diciamolo, abbiamo purtroppo fin qui fallito?
    Aveva ragione lui. Non c’era altro modo per aprire una breccia abbastanza ampia nel muro di gomma e di mattoni che ci siamo sempre trovati davanti.
    E serviva anche avere un leader forte e carismatico come lui, capace di coinvolgere e interessare i cittadini, non sempre e solo gli stessi (comunque sempre meno, comunque sempre più disincantati e delusi).
    Ho condiviso il “manipolo di resistenti” con alcune delle persone di cui ho più stima in questo PD. Cito a titolo di esempio due persone, Ivan Scalfarotto e Cristiana Alicata. La scelta di sostenere Matteo Renzi alle primarie dell’anno scorso l’abbiamo fatta insieme. Noi del “manipolo di resistenti”.
    Nel manipolo c’è sempre stato anche Pippo Civati, per me uno dei punti di riferimento più forti in questi anni.
    Già dall’anno scorso però, Pippo ha scelto di prendere una strada diversa, votando Bersani alle primarie.
    Ha poi deciso di candidarsi alle primarie per la segreteria del PD. Scelta ovviamente lecita e legittima. Ha portato avanti le sue idee, la sua visione in modo brillante (prova ne è che nel confronto televisivo è stato quello che ha riscosso maggior successo).
    Purtroppo ieri ha dato una prova di sé non all’altezza, mi dispiace dirlo. L’ho visto aggirarsi per l’Assemblea, faccia torva, scortato dai “suoi” (alcuni, per me, cattivi consiglieri). Non è intervenuto in Assemblea, come tutti ci aspettavamo. Ha invece rilasciato interviste, scritto post.  
    Speriamo sia solo un momento, dettato dalla (comprensibile) delusione di non aver raggiunto il risultato.
    Da Pippo Civati ci si aspetta qualcosa in più che piccole polemiche e piccoli risentimenti. Vedremo se sarà capace di alzare il tiro e ri-diventare parte positiva del nostro partito.

    Quel partito di cui finalmente ieri ci si è sentiti orgogliosi di far parte.
    La carica positiva che si percepiva nella sala della Fiera di Milano era quella che stavamo aspettando. Il PD di Matteo Renzi (e di tutti noi) è “quel” PD. Aperto, inclusivo, propositivo, concreto e visionario.
    Ne siamo tutti consapevoli, questa è davvero l’ultima occasione. La responsabilità che si è preso Matteo Renzi è enorme. Ma siamo confortati dal fatto che lo ha ben chiaro anche lui.

    Mentre lo ascoltavo ieri, anche con un bel po’ di commozione, ho pensato che sì, ne valeva la pena.

    PS Caro Matteo, se sei d’accordo, come colonna sonora del mio essere ribelle io userei questa del “Duca Bianco”, al posto dei Negrita :)

    http://www.youtube.com/watch?v=3a7bCGh058k&list=FL8CRXjnB5JjKUQdbvz4MEdg

  7. Caro Matteo Renzi, ti affido il compito di guidare il cambiamento

    Il cambiamento che io mi aspetto da Matteo Renzi è la sintesi del meglio che c’è in giro.
    E dunque il mio personale endorsement per Matteo Renzi lo faccio così, prendendo il meglio di quanto ho letto in questi giorni.
    Comincio con Stefano Boeri che dice: “Appoggio Matteo Renzi perché non sono un ‘renziano’ ma un PDiano appassionato” (qui il suo bell’endorsement http://www.arcipelagomilano.org/archives/28910). È così, chi vuole davvero bene al PD, a quel progetto ancora mai davvero nato, sa bene che Matteo Renzi è l’unico che può davvero provare a renderlo reale e concreto.

    Proseguo attraverso uno dei sei motivi che spingono il mio amico Andrea Danielli a votare Matteo Renzi: “2) sono stufo della “sinistra più a sinistra”, che sa molto di spot pubblicitario, che ti giudica, ti squadra, si ritiene migliore di te (e poi non prende voti);”. Anche io, come Andrea, sono stufa di “quella” sinistra, così rassicurante e così inesorabilmente perdente. Non mi ci riconosco più.

    E poi. Voglio e devo assumermi le mie responsabilità.
    Lo scrive molto bene Cosimo Pacciani: “Allora, lo dico, mi prendo tutte le mie colpe e la mia responsabilità, so dove ho sbagliato e rimedierò, ho già cominciato a rimediare e continuerò in questa lotta ostinata di far diventare l’Italia non un paese che vuole un futuro come il suo passato, ma come un luogo tutto ancora da inventare. ” (http://www.huffingtonpost.it/cosimo-pacciani/primarie-pd-e-finito-il-tempo-delle-scuse-ecco-perche-voto-renzi_b_4390767.html?utm_hp_ref=fb&src=sp&comm_ref=false)

    E sarà perché il tempo che ho davanti si accorcia inesorabilmente ma ho voglia di dare fiducia a uno più giovane di me, non proprio un ‘figlio’ ma quasi. Uno forse molto diverso da me, sicuramente fuori dai miei paradigmi.
    Ma è tempo di essere audaci. Altro non è dato.
    E poi, come ha detto assai bene Alessandro Baricco nel suo intervento all’ultima Leopolda: “Ogni tanto vedo passare in me delle idee di cui mi sono innamorato, forse sono già vecchie ma non ne senso della moda, c’è di meglio, vedo un giovane e dico ‘cazzo ha ragione lui, non io’ è meglio, è ancora meglio così”. (Del passaggio di testimone tra generazioni ne ho scritto qui, rispondendo a Michele Serra sul tema dell’abdicare http://www.europaquotidiano.it/2013/11/16/caro-serra-non-dobbiamo-abdicare-ma-cambiare-verso/).

    Infine.
    Caro Matteo, ti affido, insieme a tanti altri, il compito di guidare il cambiamento del PD e dell’Italia. Non è poca cosa. Ti aiuterò, ti aiuteremo, per quanto ci sarà possibile.
    Ma non è una cambiale in bianco. Non ce la possiamo più permettere.
    Hai una responsabilità enorme. Confido ne farai un buon uso.

    Buon voto a tutti.

  8. Degli anziani e della morte

    Ho un Babbo di 98 anni, mente lucidissima, stato fisico buono, compatibilmente con l’età.
    Il Babbo, negli ultimi quattro anni, ha litigato un paio di volte con la morte. L’ha sconfitta parlando, sognando il suo film, in bilico tra vita e morte. Sembrava un attore, nel sogno/delirio incontrava alcune delle centinaia di persone che ha conosciuto nei suoi quasi cent’anni di vita, mimava scene, si arrabbiava, sorrideva, comandava. Straordinario.
    Evidentemente a lui di morire proprio ancora non gli va. Ha ancora voglia di starci a questo mondo. S’informa, s’interessa, si preoccupa.
    Non tutti sono come lui però. Non tutti hanno la sua forza, la sua determinazione, la sua salute, alla fine, che non lo invalida in mondo umiliante.

    Ho letto l’altro giorno che il comandante Vo Nguyen Giap, morto a 102 anni, gli ultimi quattro li ha passati in ospedale, tra una malattia e l’altra. Forse avrebbe preferito andarsene prima, chissà, nel pieno del suo essere cosciente. Lui, che è stato uno dei pochi veri eroi del nostro tempo.
    Carlo Lizzani, come già prima Mario Monicelli, ha deciso di andarsene via buttandosi giù, non avendo altre possibilità di scelta.
    Perché se sei anziano non sei così padrone della tua vita. La memoria perde qualche colpo, diventi fragile e indifeso. Ti affidi se puoi (e vuoi) a chi hai intorno. Se ce l’hai.
    Chissà se lo sa Vito Crimi (o il suo assistente), rappresentante di noi cittadini (tutti), che gli unici argomenti che trova contro Berlusconi è schernire malamente il suo essere anziano.
    Lo sa sicuramente il Presidente Napolitano che si commuove nel ricordo del suo amico Luigi Spaventa, consapevole che raggiungere una veneranda età, spesso corrisponde a una solitudine generazionale, nessuno più con cui condividere ricordi e legami.
    Rispettiamoli i nostri anziani. Prendiamocene cura. Ascoltiamoli se sono saggi. Sopportiamoli se sono faticosi. Sono quello che saremo noi tra un po’ di anni. Chi più e chi meno.

  9. Ragione e sentimento

    Open Comunicazione per/di un PD condiviso.

    http://www.slideshare.net/TeresaCardona1/ragione-e-sentimento?utm_source=slideshow&utm_medium=ssemail&utm_campaign=post_upload